
Quando nel 1379 Gian Galeazzo Visconti diventa proprietario del castello, si propone di fare alcune modifiche, tra cui le aperture delle finestre. Probabilmente questo avvenne per due motivi: con il tempo cambiava la moda, ma soprattutto il clima freddo imponeva che le aperture fossero più strette per non disperdere il calore.
Al prospetto del loggiato est interno vengono così create delle arzigogolate monofore inserite in archi a sesto acuto, affiancate da edicolette in cotto, di gusto venezianeggiante.
Per quello ovest invece si opta per delle bifore. Osservando in particolare quelle poste verso l’estremità nord, è possibile trovare – grazie al discoprimento di alcuni mattoni nelle parti laterali delle attuali bifore – gli unici frammenti sopravvissuti delle decorazioni dipinte in bruno su intonaco chiaro, nelle superfici che dovevano restare tra un rosone e l’altro nelle originarie quadrifore***.
L’ala mancante*** è stata distrutta nel 1527 durante l’assedio dell’armata francese guidata dal conte di Lautrec, per vendicare la sconfitta di Francesco I avvenuta due anni prima nella famosa battaglia di Pavia.
Quello che si vede oggi sono i resti delle mura di tamponamento costruite verso la metà del Cinquecento dagli Spagnoli, che ebbero sede qui durante la loro dominazione sul Ducato di Milano.
L’ala nord doveva essere quella più prestigiosa e più riccamente decorata di tutto il castello, adibita agli appartamenti ducali.
Non rimane nessuna traccia, ma solo testimonianze scritte.
Nel 1521, Cesare Cesariano loda le splendide decorazioni, tra cui menziona anche Pisanello.
Nel 1570 Stefano Breventano scriveva:
«Questa stanza era capace per alloggiare la corte di quel si voglia Re o Imperatore …
aveva le sale et camere quasi tutte dipinte a varie e vaghe istorie et lavori, i cui cieli erano colorati di finissimo azzurro, ne quali campeggiavano diverse sorti d’animali fatti d’oro…