Progetto di ricerca PNRR: Stampe architettoniche dalla collezione Malaspina e dagli archivi dei Musei Civici di Pavia. Il caso delle Cattedrali gemelle
- Attività di ricerca
Data di pubblicazione: 29 Maggio 2026
Data di pubblicazione: 29 Maggio 2026
Progetto di Chiara Gazzola
Tutor: Laura Aldovini, Francesca Porreca, Pier Luigi Mulas, Luigi Carlo Schiavi
Con la collaborazione di: Marco Morandotti, Elisabetta Doria, Francesca Picchio
Grazie a Dicolab. Cultura al digitale
Nel corso della sua vita, il ricco e poliedrico mecenate pavese Luigi Malaspina di Sannazzaro (1754-1835) raccolse una ricca e diversificata collezione comprendente pietre e gemme, stampe, disegni, libri illustrati, arte applicata, epigrafi, antichità egizie e numismatiche. Il marchese fu assai apprezzato per il suo impegno sia politico che cittadino: nominato “perito d’architettura”, si occupò in prima persona della ristrutturazione degli edifici in cui visse, delle istituzioni a cui fu preposto – come l’Ospedale San Matteo, la Fabbriceria della Cattedrale, la Commissione d’Ornato dal 1808 – e di altri progetti urbani.
Grazie ai fondi PNRR, i Musei Civici di Pavia hanno avviato una massiccia campagna di digitalizzazione che ha coinvolto circa 600 stampe appartenenti alla collezione riunita dal marchese Malaspina, già in parte digitalizzata e resa disponibile online tramite il portale SIRBeCWeb. Nell’ottobre 2025, grazie al contributo della Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali (progetto PNRR “Strategie e piattaforme e digitali per il patrimonio culturale”), è stata quindi avviata una borsa di ricerca promossa dall’Università degli Studi di Pavia, dal titolo “Stampe architettoniche dalla collezione Malaspina e dagli archivi dei Musei Civici di Pavia – il caso delle Cattedrali gemelle”, assegnata a Chiara Gazzola.
Nell’ambito della ricerca sono state prese in esame stampe di incisori francesi ed italiani, raffiguranti per la maggior parte soggetti religiosi e mitologici. Lo studio si è poi concentrato sul corpus di stampe architettoniche, una quarantina di esemplari presentati qui in un breve video.
Le incisioni, per lo più di XVIII secolo, raffigurano monumenti sia esteri che italiani: per esempio, una veduta del Champ de Mars a Parigi di Pierre Gabriel Barthault (inv. St. Mal. 5554) o la Chiesa di San Lorenzo a Milano, presentata da Francesco Bernardino Ferrario tramite la pianta, lo spaccato e il prospetto esteriore dell’edificio (inv. St. Mal. 5559, 5560, 5561). Quest’ultimo presenta in particolare un progetto di ricostruzione della basilica di San Lorenzo dopo il crollo della cupola nel 1573, ripreso dagli studi di Martino Bassi.
Di particolare fascino sono le vedute della basilica di San Marco a Venezia, incise da Vincenzo Mariotti su disegno di Antonio Visentini (inv. St. Mal. 5581 – 5590). L’esemplare St. Mal. 5587 raffigura la facciata maggiore della chiesa marciana, nella quale al centro svettano i quattro cavalli bronzei, capolavori di antichità classica, sottratti dall’Ippodromo di Costantinopoli durante la quarta crociata (oggi sostituiti da copie, essendo gli originali conservati all’interno del Museo di San Marco). I cavalli erano stati inviati in laguna nel 1204 dal doge Enrico Dandolo come segno del trionfo veneziano sull’Impero Bizantino. La loro complessa vicenda di migrazioni non si arrestò: infatti nel 1797 Napoleone, dopo aver conquistato Venezia e decretato la fine della Serenissima, ordinò la rimozione dei cavalli come bottino bellico e il loro trasporto a Parigi. Dopo la sconfitta di Bonaparte nel 1815 e il Congresso di Vienna, le sculture tornarono ai legittimi proprietari grazie all’intervento diplomatico di Antonio Canova.
In questa ampia panoramica di soggetti, il progetto di ricerca si è indirizzato su un tema che pone in relazione i manufatti conservati nel museo e la storia monumentale della città.
È stato infatti scelto il caso studio del Duomo di Pavia e delle preesistenti cattedrali gemelle di Santo Stefano e di Santa Maria del Popolo, di cui presso i Musei Civici si conserva un cospicuo numero di stampe e disegni.
Il progetto di ricerca, condotto da Chiara Gazzola, sotto la guida dei prof. Pier Luigi Mulas e Luigi Carlo Schiavi e della Direttrice del museo Laura Aldovini, e che ha contato sulla collaborazione del DICAr dell’Università di Pavia (Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura), ha sviluppato la modellizzazione digitale di un disegno storico che riproduce l’assetto della facciata delle antiche cattedrali romaniche di Santo Stefano e Santa Maria del Popolo a fine Ottocento, prima delle demolizioni, evidenziando le sculture romaniche superstiti. Nel dettaglio, lo studio punta a ricostruire digitalmente il prospetto partendo dalla vettorializzazione dell’elaborato grafico d’archivio, integrandolo con fotografie storiche e ulteriori disegni rinvenuti durante le ricerche. Si è proceduto inoltre con il rilievo laser scanner e fotogrammetrico delle sculture superstiti, ubicate per la maggior parte nella sezione romanica dei Musei Civici di Pavia – come il portale sinistro della chiesa di Santo Stefano –, con l’obiettivo di sovrapporle alle parti corrispondenti nel disegno. Quest’ultimo, una volta digitalizzato, fungerà da mappa narrativa degli elementi architettonici primari – portali, finestrature, apparati decorativi – descritti e approfonditi tramite apposite didascalie.
La ricerca intende dunque fornire un contributo sia per quanto riguarda la ricostruzione storico-artistica del complesso, sia per l’allestimento della Sezione romanica dei Musei Civici, dove i resti dei portali e dei diversi elementi plastici risultano attualmente di complessa leggibilità per il visitatore. A questo scopo, nella sala che custodisce i tre portali della chiesa di Santo Stefano verrà posizionato un pannello in forex raffigurante il disegno storico, affiancato da un QR code collegato alla mappa narrativa digitale. Questo sistema integrato permetterà di confrontare e sovrapporre le immagini d’archivio alla condizione attuale dei reperti, mostrando in modo chiaro l’evoluzione dell’architettura nel corso dei secoli e restituendo ai manufatti il loro contesto originario. In questo modo si agevolerà la fruizione delle sculture, offrendo al visitatore gli strumenti per coglierne autonomamente l’inquadramento storico.
Ultimo aggiornamento: 29 Maggio 2026, 11:15